Come noto la pensione quota 100, introdotta per il triennio 2019 – 2021 dal D.L. 4/2019, non è cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limiti di 5.000 euro lordi annui.

In merito l’INPS, con la recente Circolare n. 117/2019, ha fornito importanti chiarimenti.

Anzitutto viene precisato che per l’accesso alla pensione quota 100 è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, come per ogni altro accesso a pensione, mentre non è necessaria la dichiarazione di cessazione dell’attività di lavoro autonomo (es: cancellazione da albi ed elenchi, chiusura della partita iva, etc). Ciò in quanto la previsione di incompatibilità riguarda la percezione di redditi e non lo svolgimento di attività lavorativa.

Con riferimento ai redditi derivanti da attività lavorativa diversa da quella autonoma occasionale (lavoro subordinato e lavoro autonomo non occasionale), viene precisato che i redditi incumulabili con la pensione sono quelli percepiti nel periodo compreso tra la data di decorrenza del trattamento pensionistico quota 100 e la data di compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia, e a condizione che gli stessi siano riconducibili ad attività lavorativa svolta nel medesimo periodo.
A titolo esemplificativo, vengono elencati tra i redditi rilevanti quelli derivanti dall’esercizio di professioni, i redditi d’impresa connessi ad attività di lavoro nonché le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione nei casi in cui l’apporto è costituito dalla prestazione di lavoro, i diritti d’autore, i brevetti.

Quanto ai redditi da prestazioni autonome occasionali, l’INPS afferma che, ai fini della verifica del superamento del limite annuo di €5.000 sopra richiamato, rileva il reddito annuo derivante dallo svolgimento di lavoro autonomo occasionale, compreso, pertanto, quello riconducibile all’attività svolta nei mesi dell’anno precedenti la decorrenza della pensione e/o successivi al compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia.

Vengono poi elencati alcuni redditi considerati non rilevanti ai fini dell’incumulabilità con la pensione quota 100 tra i quali si segnalano le indennità sostitutive di preavviso, le indennità percepite per le trasferte fuori del territorio comunale e rimborsi per spese di viaggio, alloggio e vitto che non concorrono a formare il reddito ai sensi del TUIR (rimborsi per spese di trasferta), i redditi di impresa non connessi ad attività di lavoro, le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione nei casi in cui l’apporto non è costituito da prestazioni di lavoro.

Ai fini della valutazione circa il rispetto del vincolo di non cumulabilità è previsto l’obbligo per il pensionato di rendere una dichiarazione all’INPS, anche in via preventiva, in caso di svolgimento di attività lavorativa da cui derivino redditi incumulabili (come sopra specificati), fermo restando che l’ente previdenziale effettuerà comunque delle verifiche mediante le banche dati dell’Agenzia delle entrate.

In presenza di redditi incumulabili il pagamento della pensione è sospeso nell’anno di percezione dei redditi stessi (o nel periodo dell’anno antecedente il raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia); pertanto i ratei relativi a tali periodi non devono essere corrisposti e, qualora già pagati, dovranno essere recuperati.
 

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