Come noto l’art. 19 del D.Lgs. 150/2015 ha definito disoccupati “i lavoratori privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al portale nazionale del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Centro per l’Impiego”.
Questa norma ha abrogato l’art. 4 del D.Lgs. 181/2000, che prevedeva il mantenimento dello stato di disoccupazione anche in caso di ripresa di attività lavorativa se produttiva di redditi da lavoro dipendente o parasubordinato sino ad € 8.000,00 annui o di redditi da lavoro autonomo sino ad € 4.800,00.
Sulla base della normativa introdotta dal suddetto art. 19 D.Lgs. 150/2015 quindi qualsiasi ripresa di attività lavorativa – indipendentemente dall’ammontare della retribuzione/compensi – comporta la perdita dello stato di disoccupazione. Solo nel caso di una attività di lavoro subordinato di durata fino a 6 mesi si determina solamente una sospensione di detto stato.
Il mancato riferimento ai limiti reddituali per il mantenimento dello stato di disoccupazione in caso di ripresa dell’attività lavorativa ha peraltro disallineato lo status di disoccupato (spesso utile da verificare da parte del datore di lavoro per eventuali assunzioni agevolate) dallo status di percettore di Naspi.
Infatti il diritto alla fruizione della Naspi è mantenuto se se si instaura un rapporto di lavoro subordinato superiore a 6 mesi e dal quale derivi un reddito inferiore agli 8.145,00 euro annui o un rapporto di lavoro autonomo dal quale derivi un reddito inferiore ai 4.800,00 euro annui.
L’art. 4 , comma 15-quater del D.L. 4/2019 (convertito il L. 26/2019) è intervenuto a ristabilire i limiti reddituali necessari per la decadenza dallo stato di disoccupazione, precisando che “per le finalità di cui al presente decreto ed a ogni altro fine, si considerano in stato di disoccupazione anche i lavoratori il cui reddito di lavoro dipendente o autonomo corrisponde a un imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’art. 13 DPR 917/86” (ovvero € 8.145 ed € 4.800).
L’Anpal con Circolare 1/2019 sancisce quindi, riprendendo e coordinando le due norme, che sono in stato di disoccupazione i soggetti che rilasciano la “DID” e che alternativamente:
- non svolgono alcuna attività lavorativa sia di tipo subordinato che autonomo;
- sono lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore rispettivamente ad € 8.145,00 e ad € 4.800,00.
Questi soggetti possono quindi iscriversi e/o rimanere iscritti al collocamento ordinario e mirato (L. 68/99).
Quindi il lavoratore “entra” in stato di disoccupazione rilasciando la DID (secondo le modalità telematiche in vigore dal 2017) e mantiene tale stato anche in caso di instaurazione di un contratto di lavoro subordinato di durata superiore ai 180 con retribuzione prospettica annua inferiore ad € 8.145,00 oppure se svolge attività di lavoro autonomo che non superi il limite di reddito di € 4.800,00 nell’anno, calcolato secondo il consueto principio di cassa.
La Circolare Anpal poi fornisce alcuni esempi di quanto sopra esposto ed entra nel merito del mantenimento dello stato di disoccupazione in caso di più attività lavorative di diversa natura e precisa che l’attivazione di tirocini extra-curriculari non incide sullo stato di disoccupazione.
 

Condividi